11 aprile 2020

In questa puntata è nostro ospite il responsabile del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Susa Dr Attilio La Brocca con il Sindaco Piero Genovese e il ViceSindaco Giorgio Montabone.

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Il nostro appuntamento di oggi è con il Dottor Attilio La Brocca , storica figura dell’Ospedale di Susa , responsabile  del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Susa, iniziamo una serie di trasmissioni per far conoscere all’esterno, la struttura sanitaria della nostra città, oggi è una struttura molto impegnata nell’emergenza che stiamo vivendo, per la Valle di Susa è il punto di riferimento per tutte le questioni di salute, nei giorni scorsi ha subito una trasformazione per far fronte alla crisi sanitaria.

Risponde il Dottor Attilio La Brocca

Noi svolgiamo quotidianamente la nostra professione all’Ospedale di Susa, io ho dovuto temporaneamente interrompere per una decina di giorni perché il Coronavirus è passato anche da me, per fortuna posso raccontarla, mi ripropongo di rientrare appena la situazione sarà decretata guarita dai colleghi dell’epidemiologia pubblica. 

Nell’ultimo mese l’Ospedale ha subito come tutti gli Ospedali d’Italia, un profondo cambiamento, siamo passati nell’arco di pochi giorni, da una routine standard e ben conosciuta, ad un completo sovvertimento delle attività, legate alla comparsa e all’aumento progressivo nel tempo di pazienti affetti da Coronavirus.

Questo ha determinato anche nel nostro Ospedale la creazione di percorsi dedicati ai Pazienti Covid, per cui oggi abbiamo oltre al Pronto Soccorso, dove la diagnosi viene fatta, dove i Pazienti vengono gestiti nell’emergenza, 2 reparti che si occupano di pazienti Covid che hanno accolto ormai numerose decine di persone con un grosso impegno da parte di tutto il personale infermieristico e OS in primo luogo e poi dei miei colleghi che tutti si stanno prodigando e occupando di questi malati in maniera totale e piena.

La situazione probabilmente negli ultimi giorni, io mi sento giornalmente con i miei colleghi, mostra qualche tendenza non ancora standardizzata ma l’impressione è che ci possa essere piano piano, una riduzione di problematiche e di ospedalizzazione.

Questa è una cosa senza dubbio positiva, dobbiamo essere tutti estremamente fiduciosi che le cose miglioreranno, che andremo incontro nelle prossime settimane ad una riduzione di incidenza di questa patologia, che ci è capitata tra capo e collo negli ultimi 2 mesi.

Un messaggio che vorrei dare in maniera molto chiara e forte, non abbassiamo la guardia, di fronte ad alcune impressioni, uno potrebbe essere tentato dal dire, bene tutto sommato possiamo iniziare a fare qualcosina in più, facciamo molta attenzione, essere positivi deve essere una cosa che ci deve sempre accompagnare, nella nostra esistenza e nella nostra attività lavorativa, ma non dobbiamo abbassare la guardia, proprio in questo momento, se c’è qualche iniziale risultato positivo, è stato avuto dal fatto che da ormai 4-5 settimane, abbiamo fatto sacrifici, siamo rimasti in casa, abbiamo ottemperato alle misure di distanziamento sociale, abbiamo mantenuto le distanze di sicurezza, molti di noi all’infuori dell’ambiente professionale, nella vita di tutti i giorni, utilizzano mascherine, andando in giro, ma bisogna continuare a fare così, non bisogna abbassare la guardia, se resistiamo ancora 3 -4 settimane, sicuramente avremo vinto e sicuramente avremo portato a casa molte più vite di quelle che non avremmo potuto laddove non avessimo fatto questi sacrifici.

Sono sacrifici anche economici, molti iniziano ad avere problemi economici, che derivano dalla chiusura di attività, derivano dalla riduzione delle possibilità di lavoro, bisogna resistere ancora qualche settimana, siamo tutti sulla buona strada e sicuramente passeremo il resto della nostro periodo che ci resta molto più sereni.

E’ una malattia strana, non conosciamo tutto dal punto di vista medico, stiamo facendo molti passi avanti, e questo ci deve lasciare molto fiduciosi, stiamo iniziando ad usare alcuni farmaci, stiamo cercando di capire se funzionano, ci sono vaccini in sperimentazione, se resistiamo a tutto questo le cose andranno sicuramente meglio.

I nuovi risultati positivi sono frutto di rinunce ad uscire, sono frutto di lontananza dalle proprie persone care, dobbiamo continuare per non vanificare gli sforzi fino ad oggi.

Conosciamo i numeri delle persone che sono passate dall’Ospedale di Susa in questo periodo, insieme l’Amministrazione e tutta la Valle hanno avviato una raccolta fondi che ha permesso di poter dotare l’Ospedale di attrezzature che non erano disponibili, perché non servivano fino allo scoppio della pandemia.

Risponde il Dottor Attilio La Brocca

In queste settimane, sono arrivate nel nostro Ospedale, numerosissime attrezzature sanitarie, una grossa quantità di materiale sanitario per la dotazione individuale degli operatori, in affiancamento a quanto è normalmente distribuito, molte di queste strumentazioni, parlo ad esempio di ventilatori polmonari in grado di fare quello che noi tecnicamente chiamano cpap, cioè una ventilazione polmonare a pressione positiva che possono rappresentare in molti di questi malati, ricordiamo che noi ricoveriamo i malati più seriamente compromessi, quelli che mediamente hanno bisogno di questi supporti, in presenza di infezione da Coronavirus.

Questi ventilatori polmonari per esempio, sono entrati immediatamente in funzione, il giorno stesso della donazione, e hanno permesso di stabilizzare e di fare rientrare al loro domicilio decine e decine di pazienti. Abbiamo ricevuto e stiamo ancora ricevendo Monitor per il controllo dei parametri vitali, sono quelli che normalmente vengono presi tipo la pressione arteriosa, la saturimetria, l’ossigenazione del sangue, la frequenza cardiaca, la temperatura, questi monitor che stanno arrivando, ci permetteranno di monitorizzare in continuo questi pazienti critici, sono arrivati e arriveranno saturimetri e altre apparecchiature che ci permetteranno di elevare il valore aggiunto della nostra azione e rappresenteranno un miglioramento della qualità di cure di questi malati.

Sono diventati tanti e tali da richiedere dei supporti che non si usano nella pratica normale, ma nei pazienti ricoverati devono essere usati con relativa frequenza per cui averli a disposizione precocemente per la sensibilità di tutti coloro che hanno donato, ha cambiato completamente le qualità della gestione di questi malati.

E’ doveroso un enorme ringraziamento a tutti i cittadini di Susa e della Valle i quali attraverso le raccolte fondi di Amministrazione Comunali, di associazione, di enti sia locali che dell’alta valle, hanno contribuito con la loro generosità, con la loro spontanea adesione all’arrivo presso di noi di tutta questa strumentazione che sta rappresentando un enorme ausilio e lo sarà in futuro per tutti coloro che ne avranno bisogno.

La generosità delle persone riconosce il lavoro fatto fino ad adesso, se si lavora bene si aiutano le persone e le persone poi contraccambiano e tutti lavoriamo meglio, queste sinergie in momenti così difficili, per tutti hanno rappresentato per noi un punto di svolta, speriamo di farne buon uso, speriamo che possano essere utili al numero minore di persone ma con la consapevolezza che laddove necessarie possiamo usarle tranquillamente senza problemi.

In questi giorni si associa l’operatore sanitario con un eroe, un termine che può calzare in questo momento perché chi è in prima linea si espone a dei rischi eroici, però in realtà questa è un occasione per ricordare che gli operatori sanitari, medici, infermieri, dei diversi reparti coinvolti, fanno il proprio dovere sempre, lo fanno in ogni condizione, lo fanno in qualunque  momento della loro attività professionale e il fatto che in questo momento gli operatori del sistema sanitario sentano l’affetto della popolazione, e una grande cosa.

Risponde il Dottor Attilio La Brocca

Il termine eroe è utilizzato molto in questo periodo, va bene, io penso che tutti noi non pensavamo un mese o due fa, di avere quest’appellativo, noi siamo sempre gli stessi, eravamo così 10 anni fa, lo eravamo 5 anni fa, lo eravamo 2 mesi fa e lo siamo adesso, è cambiato qualcosa, ma noi siamo dei professionisti, gli infermieri sono dei professionisti, che sanno di poter correre qualche rischio, in quest’ambito, lo  fanno con tutte le nostre forze, continuiamo a farlo con tutta la nostra professionalità, nessuno di noi aveva qualche conoscenza di questa malattia,  e quindi in qualche modo stiamo cercando oltre ad assistere i malati anche a studiare costantemente.

Le nostre chat sono piene di articoli scentifici che viaggiano in continuazione, questo perché vogliamo mantenerci attivi, vogliamo dare a tutti le ultime cose possibili e utili per migliorare la situazione, ma gli eroi sono un altra cosa. 

Un ringraziamento a tutti i miei collaboratori dell’Ospedale, un ringraziamento in primo luogo al personale infermieristico e agli OS, a tutti i miei colleghi medici dell’Ospedale , a tutto il personale dei servizi, la radiologia, il laboratorio d’analisi, gli ambulatori, quelli che non sono implicati nell’assistenza diretta dei malati, anche perché molti di loro , hanno entusiasticamente nelle ultime settimane cambiato il loro lavoro, molte delle persone che lavoravano nei servizi ora lavorano nei reparti Covid, e questo è espressione di un grosso attaccamento alla propria professionalità.

Devo ringraziare anche i miei colleghi di medicina generale e infermieri sul territorio con i quali quotidianamente colloquiamo sui pazienti, tutto il personale del soccorso, e i volontari delle ambulanza che sono veramente splendidi, li vedi tutti i giorni che vanno, vengono, prendono malati, potenzialmente infetti, li portano a casa con quello che hanno a disposizione, lo fanno senza mai girarsi dall’altro lato, questo credo sia una cosa bellissima e che ci dà speranza e voglia di andare avanti nonostante le difficoltà.