12 aprile 2020

In questa puntata è nostro ospite il responsabile del nuovo reparto Covid-19 dell’Ospedale di Susa Dr Lucio Leggio con il Sindaco Piero Genovese e il ViceSindaco Giorgio Montabone.

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Appuntamento con la rubrica “Il Sindaco risponde”, ospite Dott. Lucio Leggio Responsabile del reparto Covid-19 dell’Ospedale di Susa, una persona in prima linea nella lotta all’emergenza Coronavirus. Il nostro Ospedale fin dall’inizio si è caratterizzato come un punto di riferimento importante per tutti i cittadini rispetto a questa patologia che ha colto tutti di sorpresa, molto velocemente l’organizzazione Sanitaria e i Professionisti che vi operano di trasformare la propria attività ordinaria in una attività dedicata alla gestione di questi pazienti.

Il Dottor Leggio del reparto che è stato creato Covid-19 è una figura di rilievo sia all’interno dell’Ospedale di Susa che nella rete di Ospedali presente nell’ASL TO3. Questa patologia colpisce profondamente tutti e questo reparto come molti altri simili ha la caratteristica di rappresentare un punto in cui convergono doti straordinarie di professionalità, competenze ma anche doti umane.

Il Dottor Leggio ci rappresenterà il lavoro all’interno di questo reparto, il suo e quello dei suoi collaboratori, degli infermieri, cha hanno gestito una situazione drammatica e molto impegnativa su tutti i fronti. Ci racconti la tua esperienza all’interno di questo reparto?

Risponde il Dott. Lucio Leggio

Sono onorato di questa occasione che mi da la possibilità di spiegare a tutti la situazione e sfatare falsi miti che si sono creati ma allo stesso tempo per porre l’attenzione sulla necessità di continuare ad essere attenti quelle che sono le prescrizioni e le indicazioni che il Governo ci sta fornendo, non abbassare l’attenzione, in modo tale di mantenere quelli che sono i risultati che abbiamo ottenuto da 15-20 giorni a questa parte. Il reparto è nato da poco, io sono un Medico di Pronto Soccorso, specialista in malattie respiratorie, lavoro da 5 anni presso il Pronto Soccorso di Susa, ad un certo punto tutte le strutture Ospedaliere della Provincia di Torino che erano state preallertate sul rischio di infezione da Coronavirus, erano state organizzate in modo tale che i Pazienti sospetti una volta incanalati verso un percorso particolare in modo tale da evitare contatti con persone non a rischio di infezione, venissero sottoposti ad accertamenti quali il tampone rinofaringeo e una volta accertata la positività questi pazienti venivano direttamente destinati dei Reparti specifici di malattie infettive.Nel nostro caso avevamo come riferimento l’Amedeo di Savoia. Ad un certo punto c’è stato un picco di pazienti presso tutti gli Ospedali che generato una pletora con i reparti specifici di malattie infettive, per cui ogni Ospedale ha dovuto provvedere affinché i Pazienti venissero gestiti in maniera adeguata nel luogo a cui afferivano. E’ stato per questo motivo che la Direzione Sanitaria ha individuato come reparto di Ortopedia e Chirurgia ad appoggiandosi sul Personale Infermieristico OS e su tutta la struttura del reparto, ha destinato me che sono uno specialista di malattie respiratorie a coordinare il tutto in modo tale di cercare di compensare questa situazione che per qualche giorno è stata veramente drammatica perché il Pronto Soccorso di è sovraffollato di Pazienti sospetti che poi sono diventati positivi per ciò non c’erano più aree destinate alle patologie No Covid. In questa situazione avevamo il Pronto soccorso pieno di queste barelle di pazienti infetti con il personale che ovviamente girava con gli adeguati DPI ma aggirandosi tra i pazienti infetti era esso stesso un untore nei locali del Pronto Soccorso, non vi erano arre designabili ad altre tipologie di Pazienti con patologie ad esempio cardiovascolari, respiratorie anche gravi Non Covid, neurologiche, traumatologiche patologie chirurgiche acute, tutta una serie di patologie che fino a poco a tempo prima si occupavano normalmente si medici di Pronto Soccorso. In quel periodo si erano paralizzati i Pronto Soccorso e si è trovata questa strategia come modo di agire per ovviare a questa problematica e garantire quelle che sono le necessità sanitari della popolazione.

Ogni 2 o 3 giorni davamo i numeri dei positivi, dei ricoverati, ci sono stati dei giorni particolarmente difficili, ad oggi com’è la situazione nel suo reparto?

Risponde il Dott. Lucio Leggio

Ad oggi grazie alle misure restrittive che sono state messe in campo la situazione è molto migliorata, ad oggi, sono 4 giorni che sono disponibili dei posti letto, ho dei letti liberi, nello specifico, oggi sono andato via con un solo ricovero nel Pronto Soccorso, che andava ad aggiungersi a 10 Pazienti ancora ricoverati.

Fino a 15 giorni fa, avevo 16 posti letto occupati su 16, c’era un altra area seguita dal Dottor Antonello La Brocca con altri 8 posti che era satura, e c’è stato un giorno in cui c’erano 12 piazzisti ricoverati in Pronto Soccorso. Il totale se facciamo il conto erano 36 Pazienti, ad oggi le mie informazioni se non ci sono stati nuovi ricoveri nel frattempo sono 11 pazienti nel mio reparto e 4 pazienti nel reparto del Dottor La Brocca, quindi abbiamo una riduzione dell’occupazione dei posti letto del 50%

.Al momento non ci sono persone in attesa nel Pronto Soccorso per cui vuol dire che il Pronto Soccorso può adibire le sue aree a gestire le urgenze comuni. Si può tornare a gestire i sospetti come si gestivano una volte in 2 o 3 stanze isolate dagli altri, nel momento in cui diventano positivi, ci sono i posti liberi in reparto e vengono inviati direttamente, e l’area del Pronto Soccorso rimane pulita, ovviamente con 12 pazienti in attesa, essendoci solo 8 posti letto, i Pazienti erano sistemati anche nel corridoio, tutti gli spazi erano infetti con i rischi che questo comporta, per fortuna tra le decisioni prese dalla Direzione Sanitaria che sono state azzeccate, e la buona condotta dei Cittadini, cha hanno seguito le indicazioni date dal Governo, il risultato è che abbiamo abbattuto nell’arco di 15 – 20 giorni il 50% dei Pazienti all’interno dell’Ospedale di Susa, i risultati sono visibili all’occhio di tutti.
Il risultato di settimane di restrizioni è sotto gli occhi di tutti, l’applicazione di regole molto rigide, devono continuare per non vanificare i risultati raggiunti, se si riprendono le vecchie abitudini, non mantenere l’isolamento, riunioni di più persone senza la distanza di sicurezza, l’utilizzo delle mascherine, l’adeguato lavaggio delle mani, se non si rispettano tutte le misure che sono state indicate perchè sono essenziali per poter presto cercare di risolvere il problema perché in questo momento l’abbiamo solo contenuto.

E’ fondamentale che noi facciamo il nostro dovere all’interno della struttura Ospedaliera come è fondamentale che i cittadini seguano le regole, le indicazioni che sono state date, in modo tale da non creare la possibilità che questo virus possa di nuovo propagare con la stessa velocità e con la stessa rapidità e con la stessa letalità.

Abbiamo ricevuto in questi giorni moltissime manifestazioni di affetto, di vicinanza, di stima, nei confronti degli operatori che lavorano negli Ospedali, anche attraverso le tante forme di donazione, di fornitura, di attrezzature, di strumenti per permettere ai Sanitari di operare sempre meglio, questo fa sentire a che lavora l’affetto di tutta una Valle oltre che della Città di Susa e questo vi ha permesso in queste settimane di poter lavorare sempre meglio e di avere degli strumenti in più per tutelare i pazienti in cura.

Risponde il Dott. Lucio Leggio

Possiamo lavorare meglio per più motivi, il primo motivo è che ci sentiamo meno soli a combattere questa guerra perché di guerra si tratta, è una guerra che stiamo combattendo tutti, chi come me e tutti i colleghi infermiere, os, tutto il personale che lavora dentro l’Ospedale e che ogni giorno mette a rischio la propria salute per poter gestire e dare una mano a chi più sfortunato si è scontrato con questa malattia in prima persona. Senza dimenticare i sacrifici di chi deve tenere chiuse le attività commerciali, e quindi hanno un mancato guadagno, il singolo cittadino che ha le sue privazioni perché non può uscire, perché non può incontrare amici e parenti.

Per questi motivi ci sentiamo tutti confortati dall’appoggio che stiamo avendo giorno dopo giorno e che è testimoniato sopratutto dal cuore dei Segusini e di tutti gli abitanti della Valle, che sono riusciti a manifestarci sia con le parole ma sopratutto con i fatti, perché sono arrivati numerosi strumenti che ci aiutano giorno per giorno a salvare vite umane, parlo di ventilatori, parlo di Monitor, parlo di strumenti per eseguire ecografie che sono indispensabili nelle gestione di questi pazienti, per poterli gestire giornalmente e poter ottenere buoni risultati nella pratica clinica e nell’individuare quelle che possono essere cure mirate specifiche paziente per paziente.

Io non posso che ringraziare tutta la Val di Susa per la sensibilità che ha avuto nell’aiutarci a gestire questo problema che ci ha letteralmente sommersi e che con iniziale difficolta oggi possiamo affermare che riusciamo a gestire meglio grazie agli sforzi di tutti.

Non possiamo che dire un grande grazie a tutti.

Il Dottor La Brocca ci raccontava come in questo periodo tra di loro gli operatori sanitari comunicano riconoscendosi solo dagli occhi perchè tutto il resto del corpo è ricoperto da protezioni, occhi che diventano uno strumento di comunicazione.

Risponde il Dott. Lucio Leggio

Considerate che da quando sono arrivato in reparto, i miei infermieri e infermiere, la maggior parte io non li ho mai visti in faccia perché ci incontriamo già vestiti, lavoriamo assieme e poi ci spogliamo in ambienti separati per evitare contaminazioni, per cui ci riconosciamo solo dagli occhi.

Ad oggi sono stati raccolti attraverso la campagna delle donazioni da parte del Comune di Susa che ha raccolto l’adesione di molti privati e tantissime Associazioni, le prime sono state l’Unitre, l’Associazione il Ponte, il Fondo Don Piardi, sono stati raccolti 71.000 euro ai quali si sono aggiunti migliaia di euro raccolte dall’ANA Valsusa e ne arriveranno ancora tantissime, questa è la dimostrazione che Susa e la sua Valle vogliono tanto bene all’Ospedale, ed è questo l’impegno politico che ci prendiamo di far capire anche alle istituzioni l’importanza di questo Ospedale nel prossimo futuro, possiamo affermare che in questi giorni l’Ospedale di Susa è stato essenziale nel gestire l’emergenza.

Risponde il Dott. Lucio Leggio

Grazie ai tanti aiuti che abbiamo ricevuto, in particolare la donazione di 16 ventilatori, a cui noi colleghiamo i pazienti che hanno bisogno di un supporto respiratorio, e la maggior parte dei pazienti che arrivano e che hanno bisogno di ospedalizzazione, nell’arco del ricovero vanno incontro, ad insufficienza respiratoria che necessita di un supporto ventilatori, e grazie a questi ventilatori che ci sono stati donati, evitiamo che i Pazienti debbano poi ricorrere a un intubazione Orotracheale e quindi abbiamo bisogno di una terapia intensiva.

Noi nel nostro piccolo con questi ventilatori che ci sono stati donati abbiamo creato dei posti di terapia quasi subintensiva. Ancora non abbiamo tutti i monitor per farla diventare una vera e propria subintensiva però le caratteristiche di supporto alla ventilazione del Paziente adesso li abbiamo grazie a queste donazioni.

E’ arrivato un ecografo in donazione, noi avevamo un solo ecografo che potevamo utilizzare tra i vari servizi che era antiquato, spesso e volentieri aveva bisogno di manutenzione, oggi grazie alle donazioni abbiamo la possibilità di avere questo ecografo nuovo e ci serve per aumentare la nostra capacità diagnostica e di risposta al paziente, perché la diagnosi che facciamo al letto del paziente ci permette di integrare la visita, non è come la radiografia che chiedo e mi viene fatta dopo 3 giorni, repertata dopo 4 e poi rivedo il paziente, ma nel momento in cui c’è l’urgenza valuto il Paziente, faccio l’esame e do una risposta terapeutica immediata per cui la terapia funziona, il paziente ha beneficio, senza di quello strumento una terapia immediata non la posso attivare.

Senza di questi strumenti rallento la diagnostica e di conseguenza rallento la terapia in quelli che possono essere gli effetti sulla salute del paziente. In termini di terapia sia i ventilatori sia in termini di diagnostica abbiamo avuto questi beni enormi , so anche che stanno arrivando dei monitor che ci permetteranno insieme ai ventilatori di creare delle vere e proprie postazioni di terapia subintensiva.

La prossima settimana arriveranno 5 monitor che fanno parte di una prima trance della donazione raccolta dalla Città di Susa.

Questi strumenti serviranno per gestire l’emergenza ma poi diventeranno parte integrale della strumentazione in dotazione dell’Ospedale di Susa, tutto questo lo abbiamo ottenuto grazie alla generosità di tutti i cittadini si Susa e della Valle. Riteniamo Susa con il suo Ospedale punto di riferimento per una serie di problemi che sono gestibili all’interno di questo Ospedale in collegamento con gli altri più specialistici ma l’Ospedale è comunque in grado di dare una risposta ai bisogni delle persone come ha dimostrato in questo periodo.

Solo con un grande lavoro di squadra con professionalità ognuno rispetto alla sua competenza, ma lavorano stretto contatto perché l’emergenza e questo paziente richiedono una sintonia e una sincronia tra i professionisti altissima.

Risponde il Dott. Lucio Leggio

La nostra missione richiede un lavoro di squadra un lavoro in team dove ognuno con le proprie competenze va ad integrare l’altro, questo vale sia per i medici che per il personale infermieristico, a cui devo fare un particolare ringraziamento perché sono delle infermiere e degli infermieri e os che non erano abituati a questa tipologia di pazienti, lavoravano in tutt’altro servizio che aveva altri tempi, altri ritmi, altre esigenze, si sono travati dall’oggi al domani catapultati in una situazione con alto rischio biologico e con alta complessità di gestione dei pazienti.

Abbiamo tutti i pazienti o collegati ad un respiratore o collegati a dell’ossigeno, e con una necessità di monitoraggio di parametri e di attenzione particolare, normalmente ci vogliono mesi per addestrare il personale ad essere all’altezza della situazione, loro lo hanno fatto in poco meno di una settimana, con ottimi risultati, quindi a loro va un grazie hanno dimostrato una volontà e una capacità che è fuori dal comune, indistintamente tutte le persone che ho avuto il piacere di coordinare perché sono delle persone eccezionali con alte qualità sia di ordine morale che professionale che tecnico.

Prendere delle persone con le pressioni mediatiche che esistevano, che voleva dire Coronavirus, uguale morte, all’inizio era così, prendere questi operatori e proiettarle in questo contesto, con quella tipologia di pazienti, con quel rischio biologico, non è una situazione di facile gestione emotiva, perché ci trovavamo di fronte pazienti che dovevano essere gestiti con la loro patrologia, esisteva il rischio di infettarsi e esisteva il rischio di. Infettare le persone vicine a noi, questa trasformazione dall’oggi al domani, senza poter riflettere sulla situazione.

E’ come se scoppiasse una guerra e ad un certo punto mi dicono tu sei destinato all’avanguardia, vai avanti e vediamo cosa succede. Si sono adattati gli operatori in poco tempo con pazienti di tipologia respiratoria, ma mai con queste complicazioni a livello respiratorio, stanno dando un grande servizio e di qualità per cui faccio i complimenti a tutti. Tutti i cittadini della Valle devono essere fieri e grati a queste persone perché fanno un lavoro eccezionale dalla mattina alla sera sul paziente.

Senza nessuna presunzione il comune di Susa può rappresentare tutti i comuni della Valle nel ringraziarla, perché c’è uno stretto collegamento tra i comuni per riconoscere la professionalità, la competenza, che c’è sempre nell’Ospedale ma in questo periodo da particolare prova di se con anche lo spirito di sacrificio, ricordiamo anche i colleghi che sono stati colpiti dalla malattia, hanno avuto dei periodi di malattia, hanno avuto delle preoccupazioni come qualsiasi essere umano ma hanno continuato a svolgere la propria attività e appena possibile sono ritornati al lavoro in prima linea, nei reparti in cui svolgono la propria attività.

Questo è un grande riconoscimento e mi onoro di rappresentare tutti i Comuni e i Cittadini della Valle nel ringraziarvi del vostro lavoro.

Risponde il Dott. Lucio Leggio

Io voglio concludere, noi operatori siamo sempre la, teniamo duro con tutti i sacrifici e le privazioni che abbiamo e mi riferisco a molti di noi che evitano di tronare in famiglia e se tornano in famigli rimangono quasi segregati, per evitare di avere la possibilità di contagiare qualcuno, quindi noi facciamo il nostro sacrificio, voglio pregare i cittadini della Valle di impegnarsi anche loro a fare il loro dovere che è quello di continuare a rispettare le regole.

Verrà il tempo della normalità della nostra amata normalità, ma non è ancora arrivata, per cui vi prego per non vanificare tutti i nostri sacrifici di tutti noi operatori sanitari e del personale che è al lavoro, che ogni giorno compie dei sacrifici per poter gestire questa emergenza, il lavoro lo fate anche voi rimanendo a casa perché non fate altro che consolidare e rafforzare quello che noi facciamo in maniera attiva, voi lo potete fare in maniera passiva ma non è meno importante, per cui vi chiedo a nome di tutti noi, state a casa, rispettate le regole, la fine della storia è vicina ma dobbiamo ancora tenere duro perché altrimenti rischiamo di vanificare ogni sacrificio che abbiamo fatto fino ad oggi, basta un attimo di distrazione e ritorniamo indietro di 20 giorni e avremo di nuovo le stesse problematiche e gli stessi morti, sacrificheremo ancora delle persone per nulla.

Stringiamo i denti e ce la faremo.