17 aprile 2020

Nuova puntata della rubrica “ Il Sindaco risponde” con l’intervento e la testimonianza di due cittadini guariti: il Dr Giuseppe Graffi e Daniele Pedrazzi
con il Sindaco Piero Genovese e il ViceSindaco Giorgio Montabone.

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Oggi abbiamo ospiti illustri, abbiamo due persone che sono state in prima linea, e una di queste anche con il doppio ruolo, il Dottor Giuseppe Graffi che è persona molto conosciuta e ha avuto la possibilità di vedere anche dall’interno le difficoltà che ci sono sia dal punto di vista medico che da paziente perché è uscito da poco da quest’avventura da infezione da Coronavirus.

Abbiamo anche Lele, molto conosciuto in Susa che oggi ci daranno il loro contributo, la loro testimonianza su come hanno vissuto la malattia. Vogliamo sentire la testimonianza di 2 persone che sono passati nel reparto dedicato al Coronavirus, 

Li ringraziamo perché ci danno la possibilità di poter ascoltare direttamente da loro, le condizioni in cui attualmente sono.

Risponde il Dottor Giuseppe Graffi

La mia vicenda dal punto di vista del malato di Coronavirus, è esplosa in maniera evidente il 25 di marzo, sono stato ricoverato a Susa, e sono rimasto ricoverato fino al 10 di aprile, la diagnosi è stata immediata, polmonite bilaterale da Coronavirus, ricovero quindi nel reparto Covid dopo la visita al Pronto Soccorso, e giorni faticosi dal punto di vista della malattia, ho dovuto subire una ventilazione assistita, questa tra l’altro usufruendo di un presidio che era frutto di una donazione dell’Amministrazione Comunale di Susa e di altre Associazioni operanti sul territorio, quindi sono stato forse uno dei primi che ne ha potuto fruire, devo dire con assoluto beneficio, con vantaggio mio.

Probabilmente con un vantaggio in termini assistenziale perché mi ha risparmiato il finire in Rianimazione, quindi finire intubato con tutto quello che comportava in termini di peso assistenziale, per chi doveva assistere e ovviamente di peso personale perché non è sicuramente un bel momento quello del ricovero in rianimazione.

Della mia esperienza Ospedaliera posso dire tante cose ma quello su cui credo di dovermi soffermare di più è sicuramente il rivolgere un pensiero a tutte le persone che ho avuto modo di incrociare in quei giorni, che mi hanno assistito, che si sono occupate e preoccupate  molto impegnate per la mia salute per il mio recupero.

Devo dire che tutte le professionalità coinvolte, hanno mostrato dei comportamenti che io credo di poter definire comportamenti assolutamente eroici, sicuramente ben al di là di quello che il lavoro comporterebbe.

Turni lunghissimi, massacranti, anche perché vissuti con queste protezioni che rendono il lavoro estremamente pesante.

Dopo poche ore di lavoro diventa difficile respirare, di vedere perché le maschere si appannano, bisogna rinunciare a pause necessarie, fondamentali in condizioni normali perché la pausa comporta, lasciare l’abbigliamento protetto  e poi rimetterlo, il che è un impresa non così semplice, ricordiamo anche che i dispositivi di protezione sono assolutamente contati, non ce ne sono 2 o 3 per turno per ogni operatore, si riceve il dispositivo all’ingresso e ognuno deve fare l’impossibile per mantenerlo efficiente fino a fine turno, e parliamo di turni che vanno ben oltre le 8 ore canoniche.

Devo dire un grazie sicuramente, che non sarà mai abbastanza ripetuto, va ripetuto a tutti gli operatori che operano in questa struttura.

Credo che la risposta in termini Ospedalieri, all’emergenza che c’è stata, è stata una risposta assolutamente efficiente per 2 motivi, ci si è trovati ad affrontare una situazione imprevista, imprevedibile, di dimensioni inimmaginabili, e si è riusciti a farlo in maniera assolutamente adeguata, per tipo e tempi di risposta, e direi anche per risultati. I numeri per quanto pesanti, ogni giorno ci indicano che comunque è una battaglia che si sta combattendo con sicuramente buoni risultati.

E’ una battaglia che si sta combattendo ma la guerra, è un altra cosa, la guerra sarà molto più lunga, quindi siamo in cammino, un cammino che ci sta facendo intravedere dei risultati positivi, ma certamente un cammino che sarà ancora lungo, credo che sia stato fondamentale l’approccio dell’isolamento interpersonale sul territorio.

Per 2 motivi è stato importante, perché la lontananza ha ridotto il numero dei contagi, ha ridotto la rapidità dell’evolvere della situazione, che altrimenti avremmo avuto situazioni critiche. Sappiamo della crisi sui posti di rianimazione, che ha vissuto la vicina Lombardia, noi comunque ci siamo andati vicini, se non ci fosse stato l’effetto dell’isolamento sociale, ridurre un pò la crescita dei contagi, certamente la situazione sarebbe stata più drammatica di quello che in realtà è stata.

Questo è un dato di cui dobbiamo tenere conto, nel futuro, naturalmente non siamo fuori dall’epidemia, probabilmente passerà ancora molto tempo prima di poterci dire tranquilli, nello stesso tempo diventa inevitabile parlare di un dopo fase critica, un dopo fase critica che potrà essere immaginata soltanto a condizioni di mantenere uno stretto monitoraggio del territorio da parte dell’Autorità Sanitaria, ma anche da parte dei cittadini di tenere quelle fondamentali cautele che pur sono pesanti, è inutile nasconderlo.

Restare tutti a casa è un’azione necessaria sicuramente molto pesante ed è un grosso sacrificio per la popolazione, oggi come oggi però è l’unica cosa necessaria ed efficace che possiamo e dobbiamo farlo perché purtroppo abbiamo visto quali sono i risultati tragici che l’infezione comporta.

Molte cose ci sono ancora da capire sulla malattia, molte cose le abbiamo imparate strada facendo, molte cose dobbiamo ancora impararle, le conseguenze su chi ha vissuto la malattia sono tutt’altro che chiare. Io ho avuto una polmonite bilaterale, sono stato dimesso con un quadro radiologico che non è ancora normalizzato, e discutendo con i colleghi, mi hanno detto ci rivediamo tra un mese, un mese e mezzo, perché dobbiamo capire in che cosa consiste la guarigione, se la guarigione è un ritorno al com’era prima o è una guarigione che comunque comporta ancora degli esiti.

E’ tutta una situazione con alti e bassi, momenti di soddisfazione, momenti di sconforto, siamo in guerra, stiamo probabilmente vincendo una battaglia, la fine è ancora lontana, attrezziamoci per non essere impreparati alle tappe successive di questo percorso.

Concludo ringraziando tutti i miei Pazienti, tutte le persone che mi conoscono, tutti i miei concittadini che in qualche modo si sono interessati della mia salute, hanno manifestato la loro preoccupazione, in momenti di distanziamento sociale obbligatorio, poi ho scoperto una vicinanza con la mia gente, e questo mi ha fatto del bene, ringrazio di cuore tutti non potendolo fare persona per persona. Spero di tornare presto in attività tra di voi.

Come si è comportato il personale sanitario nella tua avventura, all’inizio brutta avventura, che poi è risultata essere molto veloce per fortuna?

Risponde Daniele Pedrazzi

Io sono stato ricoverato il 17 di marzo, è durata in Ospedale 5 giorni, la mia esperienza con il Covid è partita già in casa mia, io ho iniziato a stare male, sembrava una semplice influenza, giustamente il Dottor Baccarini che è il primo che ringrazio, i primi 2 o 3 giorni visto che erano pochissimi i casi di Covid a Susa, mi ha curato per un influenza normale, poi abbiamo chiamato i numeri che ci avevano dato per l’emergenza.

Dopo aver chiamato il numero e dopo aver visto che i valori non cambiavano con la cura per una semplice influenza,  e, iniziando a tossire, ho iniziato ad avere problemi di respirazione, di mancanza di gusto e altri sintomi, mi portavano a pensare che c’era qualcosa di diverso, abbiamo deciso di andare all’Ospedale di Susa per il ricovero.

Il 17 pomeriggio mi sono presentato alla tenda fuori del Pronto Soccorso, un infermiera gentilissima mi ha misurato la febbre, sono entrato nel Pronto Soccorso e da li purtroppo è partita la mia avventura, per positività al Covid 19.

Avete fatto prima un analisi perfetta, ringrazio tutti gli infermieri, i dottori, i ragazzi che entravano a fare le pulizie o portarci il cibo, noi non riuscivamo assolutamente ad alzarci, però noi rimanevamo comunque nel letto a riposare abbastanza tranquillamente, loro erano bardati come se dovessero atterrare sulla luna, affaticati per le ore di lavoro che dovevano sostenere, con in più la paura del contagio.

Tutti i giorni l’Ospedale si stava assestando, come Paziente mi accorgevo di questa fatica anche mentale. Non so se per la mia età, la mia esperienza in Ospedale è durata 5 giorni, 5 giorni in casa e 5 giorni in Ospedale, quando mi hanno portato nel reparto Covid  con l’ossigeno, di giorno in giorno, io riuscivo comunque a riprendermi e sentivo che il mio corpo reagiva alle cure.

E’ incredibile perché l’esperienza è partita dalla televisione, è partita dal Covid in Cina, poi è arrivato in Italia, si è infiltrato in famiglia. E’ stato un susseguirsi di cose a cui non riesci a credere, ara lontano kilometri e kilometri, poi io al telefono ho dovuto dire a mia moglie che ero positivo al Covid. 

Quello è stato il momento più duro da sostenere, mia moglie a casa con i bambini, io comunque avendo un Ristorante, la paura maggiore essendo positivo, era di aver contagiato chi mi stava vicino, dai miei genitori che hanno un età avanzata, magari a maggior rischio, i miei dipendenti e soprattutto mia moglie con i bambini. I primi giorni della malattia in casa, quando sembrava un influenza normale, non è che mi sono chiuso in camera e non ho avuto contatti assolutamente con nessuno, quello è difficilissimo da mantenere, la distanza interpersonale è una cosa importantissima.

I primi sintomi, magari sembra che non ci sia niente , magari non avevo tanta informazione, comunque questa malattia esiste e può colpire chiunque, fortunatamente l’ho contratta solo io , non ho infettato nessuno.

Per l’Ospedale e per l’esperienza che ho avuto all’interno, La Brocca è stato un medico fantastico, e lui che mi ha dato la notizia della positività, e me la ha data con una sensibilità incredibile, Sandra, una delle infermiere, che di notte mi sentiva tossire, si è seduta sul letto e con una mano sulla caviglia, mi ha confortato, mi ha detto di stare tranquillo, che sarebbe andato tutto bene, tanti episodi sono nel mio cuore, i medici dei reparti, bravissimi, con grande professionalità, avete già detto tutto prima. C’è stata tanta sensibilità e tanta professionalità.

Un consiglio che posso dare, io abito in via Roma, il martedì del mercato sembra che tutti quanti debbano fare la spesa, c’è un pò più di gente in giro, negli altri giorni, guardo fuori, la gente di Susa ha risposto bene, la via è spesso vuota, la cosa che posso consigliare è la mascherina, ogni tanto passa qualcuno in via Roma senza indossare la mascherina, e secondo me è una mancanza di rispetto a tutti quanti, a noi , agli infermieri, ai dottori, perché la malattia è ancora presente, bisogna indossare mascherina, guanti, rispettare le distanza, prima il Covid era in Cina e poi me lo sono ritrovato a casa.

Probabilmente mi sono infettato nel mio Ristorante, probabilmente qualche mio cliente, mi ha infettato, la settimana precedente ero stato in Trentino per una visita ad una fabbrica della Birra e magari mi sono infettato li.

Non è importante sapere come arriva il virus, è non farlo arrivare, mascherina, guanti, distanze e resistere,  rimanere a casa finche questa battaglia non è vinta, la guerra magari è ancora lunga, esiste anche una battaglia economica che affronteremo in seguito.